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domenica, 13 luglio 2008

Mi era venuto in mente un titolo fico e dotto, ma non lo voglio sprecare

È in programma un sostanziale cambio del tema e dello stile del blog, che fino ad adesso è stato trattato dal sottoscritto come qualcosa che, pur esistendo, se non ci fosse non cambierebbe poi molto.

Adesso però non ho voglia di spiegare.
postato da: scrittorerrante alle ore 02:53 | link | commenti (3)
categorie:
sabato, 07 giugno 2008

Sparagli! Sono io quello vero!

È più di due mesi che non scrivo qualcosa. Sarebbe carino da parte mia motivare quest'assenza, ma il non avere praticamente nessun lettore e il non riuscire a mettere insieme una scusa che valga la pena di essere raccontata agiscono da validi freni alla mia voglia di giustificarmi. Diciamo che all'inizio c'è stato il vuoto mentale, poi gli è subentrata la pigrizia (che si è difesa come una tigre fino all'ultimo), e, alla fine, è arrivata la volta degli esami e della - porterà sfiga dirlo? - tesi di laurea.
Uno scritto dato oggi, in attesa di voto. Ne mancano due. O tre, ovviamente. Quattro, se si conta Teologia.
Sto lavorando instancabilmente (ahahah) alla tesi. Il mio progetto di tesi originale è stato giudicato "troppo approfondito e vasto per una tesi di laurea triennale" [cit], quindi è stato leggermente (integralmente) modificato in qualcosa di più maneggevole. Interessante? Mah, per me sì.
Non sono qui per parlare di questo.

Per una serie di vicende dell'immediato passato e di decisioni sull'immediato futuro che, fidatevi, è del tutto inutile raccontare, io e un mio amico (che da qui in poi chiameremo - uhm - Jessica Alba) ci siamo trovati a valutare i rischi di
un suo eventuale infiltrarsi a un mio esame scritto in qualità di suggeritore. È l'idea più vecchia del mondo universitario, lo so.
Qui ci vuole una spiegazione per i non addetti ai lavori: ad ogni esame ci si deve iscrivere e, una volta lì, si deve dimostrare la propria identità al fine di evitare che qualcuno mandi sostituti a sostenere i propri esami o che due idioti mettano in atto quello di cui ho scritto poc'anzi. Ad un orale, ovviamente, la verifica è contestuale all'interrogazione, mentre a uno scritto il docente, un assistente o chi per loro (c'è chi giura di aver visto Babbo Natale) passano tra i banchi con la lista degli iscritti a controllare uno per uno i presenti.
Questo è stato il primo - e ultimo, dato che oltre non siamo andati - ostacolo. Se infatti Jessica Alba, qual'ora fosse scoperto, si potrebbe dire virtualmente immune a qualsiasi ripercussione di tipo accademico, le probabilità di infiltrarlo con successo sono pari a quelle che ha di assomigliare, anche solo vagamente, alla cara ragazza che gli sta prestando il nome.

Jessica Alba: E che faccio quando passano a chiedere i tesserini? Mica ce l'ho!
Scrittorerrante: Be'... all'inizio fai finta di cercarlo, poi fai la faccia di quello che ha appena scoperto di averlo dimenticato a casa e chiedi se va bene la carta di identità.
Jessica Alba: Sì, ma poi guardano sulla lista degli iscritti... io mio nome non ci sarà.
Scrittorerrante: Allora niente documento. Gli dici un nome e basta. Gliene dici uno di quelli iscritti.
Jessica Alba: Come faccio a saperlo?
Scrittorerrante: Ah, dunque... gli chiedi di poter guardare l'elenco degli iscritti e scegli un nome...
Jessica Alba: Gli potrei chiedere cosa è rimasto libero dei ragazzi.
Scrittorerrante: Sì, è un'idea. Oppure, se invece di controllare i nomi chiederanno di firmare la lista degli iscritti, prendi il foglio e firmi accanto a un nome ancora libero....
Jessica Alba: Giusto... e magari per essere sicuro firmo accanto al tuo.
Scrittorerrante: Sì... e poi quando arriva a me io mi alzo in piedi e faccio: "Ma sono io Scrittorettante! Chi è che ha firmato?"
Jessica Alba: E a quel punto mi alzo anch'io e rispondo: "No! Sono io il vero Scrittorerrante!"
Scrittorerrante: E io di nuovo: "No! sono io!"... E poi iniziamo a lottare...
Jessica Alba: Sì, esatto! Con il professore davanti a noi con una pistola in mano, che non sa a quale dei due sparare...
postato da: scrittorerrante alle ore 01:29 | link | commenti
categorie: cazzate, esami, università
venerdì, 28 marzo 2008

Non mi fate innervosire la porta

È incredibile cosa può capitare sotto gli occhi andando in giro per l'università.

Porta
postato da: scrittorerrante alle ore 20:49 | link | commenti (3)
categorie: porte, università, cartelli
giovedì, 20 marzo 2008

Il Dalai Lama mi ha rubato la macchina

Quando due o tre (o sette) giorni fa ho sentito che la Cina stava accusando la cricca del Dalai Lama di aver organizzato i tumulti di cui si sta tanto parlando, la mia mente, come troppo spesso fa, è subito corsa a mettere insieme una delle ricostruzioni immaginarie che, oltre a rendermi tristemente famoso tra chi mi conosce, si possono definire politicamente scorrette (come faccio io per darmi un tono) oppure semplicemente irrispettose (come faccio sempre io - e molti altri - quando guardo in faccia la realtà).


La Scena:
Siamo in una stanza fiocamente illuminata, l'aria densa di fumo di sigaretta e dell'odore dell'alcol rovesciato per terra. Un gruppo di individui dall'aria poco raccomandabile - teste rasate, tonache rosse e gialle, rosari, effigi del Budda - è raccolto attorono a un biliardo: ridono, scherzano, un paio si raccontano di come hanno dato fuoco a un vecchietto paraplegico.

Entra il Dalai Lama: indossa una giacca di pelle e dei jeans. La prima cosa che fa è avvicinarsi al juke box e dargli un rapido pungo, deciso. La musica parte, obbediente.
Il Dalai Lama schiocca le dita e due - no, che dico - cinque ragazze si affrettano ad inginocchiarsi ai suoi piedi. Lui le guarda con sufficienza, dall'alto in basso. Ne fa alzare tre e se le pomicia, poi ne scarta una e si incammina con le due rimanenti. Le tre che sono state scartate si disperano e tornano fuori dal locale, in strada al freddo (siamo in Tibet), dove devono battere per tutta la notte, che se non tirano su almeno 600 Yuan i monaci le picchiano con una frusta di pelle di yak.

Dalai Lama: (ridendo sguaiatamente) ...e allora quello mi fa: "ma come? Rubi la pensione a un povero cieco come me? "... e io: "Sì ! "... e poi giù botte e calci!
Monaci: (in coro) AH AH AH. Troppo forte!
Dalai Lama: (facendo un
cenno alle due ragazze per dire loro che possono andar via. Quelle si allontanano. Rivestendosi) Sapete che facciamo? Perchè non adiamo a rompere un po' le palle ai cinesi? Quei maledetti musi gialli! Voglio una rivolta entro domani mattina!
Monaci: (seri) Sì, capo!

I monaci escono. Il Dalai Lama rimane solo nella stanza e, dopo essersi scolato mezza bottiglia di rum, va ad aprire un armadio. Dentro c'è un prete imbavagliato e legato a un bersaglio gigante. Il Dalai Lama inizia tirargli freccette, commentando aspro: "Maledetta concorrenza".



Ecco, sì, dicevo. Uno si abitua a pensare che le cose vadano bene, che tra Cina e Tibet vi sia un sano rapporto di stima reciproca e amicizia, quando all'improvviso saltano fuori storie come questa (Per i dettagli sulle ragazze snobbate dal Dalai Lama, domani Studio Aperto dedicherà un servizio di 40 minuti all'argomento).

Inoltre, tutta questa storia mi ricorda molto una situazione decisamente scabrosa in cui mi sono ritrovato mio malgrado in seconda media, vale a dire quando una professoressa sorprese me e il mio compagno di banco intenti a leggere riviste porno durante un'interrogazione. Certo che, se alla fine viene fuori che la scusa del Dalai Lama funziona per la Cina, magari avrebbe potuto salvare anche me.

Prof: ... be'?? E queste? Mi meraviglio di voi!
Scrittorerrante: No, ma...
Prof: Niente "no" e niente "ma"! Datemi i diari! E dove le avete prese queste? Vergognatevi!
Scrittorerrante: No, vede.... ce le ha date il Dalai Lama durante la ricreazione...
Prof: Il Dalai Lama, eh? Be', non so chi accidenti sia, ma domani mi dovrà portare la nota firmata da sua madre!
postato da: scrittorerrante alle ore 00:07 | link | commenti (6)
categorie: cina, satira, tibet, olimpiadi, dalai lama
lunedì, 17 marzo 2008

Ho visto 10'000 a.C.

e ho rivalutato Jumper.
postato da: scrittorerrante alle ore 01:18 | link | commenti (1)
categorie: recensioni, cinema, film
sabato, 15 marzo 2008

Oscar alla fotografia

L'altra sera sono andato al cinema. Ho visto Jumper. Poi sono corso a cercare un cucchiaino per strapparmi gli occhi dalle orbite, urlando.
In sostanza: il lato positivo è che ho seriamente rivalutato Pathfinder: La Leggenda del Guerriero Vichingo o, come viene affettuosamente chiamato nei circoli cinefili, "Blueeaahhhrgg". Il lato negativo è che non avevo la minima intenzione di cambiare opinione su di un simile spreco di celluloide; insomma: non è che si può prendere una merda e promuoverla a vomito così, solo perchè qualcuno è riuscito a fare di peggio.

Dovendo dare un giudizio più tecnico, Jumper è stato girato con la tecnica di The Blair Witch Project ma con le cineprese e le pellicole di un vero film.
Mi piace immaginare il regista e il direttore della fotografia impegnati a tirare strisce di coca durante le riprese, con Robert Downey Jr che bussa insistentemente alla porta. Si, perchè ci sono scene in cui, se si sono seguiti i dialoghi precedenti, si intuisce che Samuel L. Jackson e il tizio protagonista si stanno prendendo a pugni. Peccato che l'incapacità del cameraman di tenere la cinepresa orientata in una direzione per un tempo superiore ai 0,04s renda completamente incomprensibili i seguenti 12 minuti di duello mortale e infarcito di effetti speciali, quali teletrasporto dei personaggi, esplosioni, scariche di elettricità e capelli bianco latte di Samuel L. Jackson.
Ora, dal momento che il film è sostanzialmente un continuo alternarsi di duelli mortali con Samuel L. Jackson e primi piani del sedere di Rachel Bilson che dice cose stupide (Rachel, non il sedere), non posso fare a meno di domandarmi se il tutto non potrebbe risultare più piacevole eliminando metà delle scene (lascio alla fantasia del lettore la scelta della metà da cestinare).

Ridateci i Power Rangers.
postato da: scrittorerrante alle ore 18:48 | link | commenti
categorie: recensioni, cinema, film
lunedì, 10 marzo 2008

Della Via più facile e dell'Arroganza

Sono tanti e diversi i pensieri che possono attraversare la mente di un uomo quando lotta e lavora per raggiungere un obiettivo, ottenere dei risultati o, parlando in senso più epico, conquistare il mondo. È normale che i dubbi e le perplessità si affollino a tormentarlo, a farlo vacillare, che si impegnino nel tentare il tutto e per tutto per piegarne lo spirito e la determinazione.
Evidentemente io non sono un uomo come tutti gli altri. E non mi sto riferendo né alle mie incredibili capacità speciali e superpoteri, né al bizzarro vizio di saltare da un argomento all'altro e né tantomeno alla mia curiosa allergia nei confronti di qualsiasi cosa che abbia a che vedere con il calcio.
Non sono un uomo come tutti gli altri perchè io so che riuscirò.
Non importa in cosa. Non importa per quale motivo. Non importano nemmeno le condizioni meteorologiche, anche se sinceramente preferirei una giornata serena, possibilmente estiva, con un bel caldo secco e una leggera e gradevole brezza rinfrescante.
Io riuscirò, come dicevo. Quello che importa è il come.
Sì, perchè a pensarci bene questo punto è fondamentale. Sarebbe una gran bella seccatura se, per esempio, decidessi di fare il giro del mondo in quattro ore e, trovandomi a farlo (non è necessario perdere tempo a considerare l'eventualità di un mio fallimento) mi dovessi muovere a piedi. Eh si, sarebbe fastidioso:

Scrittorerrante:
Salve, vorrei affittare un mezzo di trasporto che viaggi a...
Commesso del negozio: Abbiamo finito tutto.
Scrittorerrante: Tutto.
Commesso del negozio: Si, tutto.
Scrittorerrante: Questo potrebbe essere un problema.

È proprio per evitare di arrivare a situazioni come queste che cerco sempre di minimizzare lo sforzo. Consideratela una questione di allenamento: se riesco a minimizzare lo sforzo per prendere un voto decente a un esame, pensate solo a quanto facilmente riuscirei a - che ne so - diventare papa. Potrei addirittura usare questa capacità per il bene dell'umanità, ma poi le richieste di aiuto sarebbero talmente tante che non avrei più il tempo di vivere la mia vita. Non sono mica Superman o Chuck Norris, accidenti. Cioè, non che non possa essere Superman o Chuck Norris, sia chiaro: semplicmeente non ho intenzione di esserlo. Non ancora.

Ah, si... a ripensarci preferirei una serata estiva: calda ma non troppo, luna piena, magari in riva a una bella spiagga con qualche palma non meglio identificata a fare da contorno.

Ad ogni modo, tornando in argomento, in questo periodo mi sono concentrato nel trovare la via più semplice per realizzare un progetto imprenditoriale che sto avviando assieme a un mio amico. Al termine di un'attenta analisi ho capito perfettamente cosa fare.
Si tratta di un progetto informatico. Se però inizio a intenderlo fin da adesso come qualcosa finalizzato al controllo (diretto o indiretto) del mondo, potrò abbattere i costi di startup, i tempi di sviluppo ed eliminerò tutte le problematiche legate alla proprietà intellettuale dell'idea. Mi basterà aspettare (seduto in poltrona o, come preferisco, sdraiato sul divano) che mi compaia innanzi un robot mandato dal me stesso del futuro, col preciso compito di fornirmi il codice del progetto e fare tutto il lavoro.
Ora che ci penso, però, sarà bene che mi ricordi di mandarlo anche con un paio di panini, perchè l'attesa mi sta mettendo fame.
postato da: scrittorerrante alle ore 17:35 | link | commenti (5)
categorie: computer, futuro, business, viaggi nel tempo
giovedì, 28 febbraio 2008

How to enlarge your penis

A questo punto penso di aver iniziato a comprendere le dinamiche dell'ufficio in cui sto facendo lo stagista. Per farvi capire di cosa si tratta senza dover necessariamente scendere nel dettaglio, penso di poterlo definire come la sezione web marketing dell'azienda - uhm - ACME.
Ebbene, finalmente ho scoperto il complicato procedimento che porta alla nascita dei milioni di eMail di spam che intasano il web.
Micidiale.
postato da: scrittorerrante alle ore 15:54 | link | commenti
categorie: email, marketing, stage, spam
martedì, 26 febbraio 2008

Del valore di un doppio cheeseburger a metà mattina

Sono le piccole cose quelle che impari ad apprezzare, quando hai iniziato da due settimane uno stage 9:00-18:00.
postato da: scrittorerrante alle ore 20:28 | link | commenti (2)
categorie: cheeseburger, mac donald

Il canone sul tostapane

Ecco un tema interessante degli ultimi giorni: tra le alte sfere sta circolando l'idea di estendere la tassa nota come "canone TV" (ma io l'ho sempre chiamato "canone RAI") anche ai Personal Computer.

E' un discorso che si sviluppa su due strade parallele: la prima riguarda legittimità (morale? legale? sociale?) del canone TV, la seconda affronta la possibilità di dover pagare la stessa tassa anche sul computer.

Riguardo al primo aspetto mi è piaciuto molto un approccio che ho letto in giro: è una tassa sul possesso, quindi se io possiedo una TV devo pagare il canone anche se lascio l'apparecchio in cantina.
Io sapevo (ma le mie certezze vanno crollando una ad una) che la giustificazione risiede nel fatto che il semplice possedere un televisore fornisce la possibilità di accedere alla TV pubblica. Quindi io dovrei pagare perchè in teoria potrei guardarmi una trasmissione prodotta dallo stato. Adesso, questo potrebbe (e ripeto: potrebbe) anche essere giusto se ci trovassimo alla fine degli anni '50, con solo la RAI ad occupare l'intera banda di frequenze dell'etere; ma al giorno d'oggi, con la possibilità di guardare di tutto tranne che la RAI (io ad esempio non la guardo, tranne a volte il telegiornale), perchè un cittadino deve pagare il canone?

Passando alla questione dei PC... se il concetto alla base di questa proposta (sperando che rimanga tale) è che il PC è in grado di riprodurre trasmissioni televisive, allora perchè non tassare con il canone anche tutti i cellulari prodotti negli ultimi tre anni? Vi immaginate che rivoluzione?
E poi, sinceramente, ma voi la televisione la guardate con il televisore (scusate il gioco di parole) o con il computer? Immagino l'ipotetica discussione:

- Lei ha un PC... dovrebbe pagare il canone...
- Ma ho anche la televisione e il canone lo pago già su quello.
- Si, ma non basta, lei la TV può guardarla anche col computer, quindi...
- Ma perchè, scusi? Se ho già un televisore userò quello, no?
- Non importa cosa fa. Importa quello che ptrebbe fare se volesse.
- ... lei mi ha aperto un mondo. Ehi! ho un coltello in tasca!
- EH?
- No, niente... stavo solo facendo un'osservazione.
- ....
- Comunque ha ragione, sa? A volte mi piace usarli insieme, contemporanemaente... intendo il televisore e il computer usato come televisore.
- ....
- Si, mi piace troppo la voce di Mentana che va sopra a quella della Littizzetto. E' rilassante.
- .... ehm.... vedo che ha capito...
- Si, eh, guardi: questo cellulare fa le foto. Bello, no? E se inizio a pagare 20 € al mese al mio gestore posso anche guardarci la tv! Be'... però bisogna dire che il gestore non se li intasca tutti e 20: bisogna togliere l'IVA...
- Ha fatto bene a dirmelo. Il canone deve pagarlo anche su quello.
- Dovere.
postato da: scrittorerrante alle ore 20:18 | link | commenti (2)
categorie: computer, televisione, stato, tasse, canone